Catasto
![]()
Cosa è il “Libro della casa”?
La solita certificazione dell’immobile?
Sì e no.
Pensavo, come faccio a risolvere i problemi sugli immobili coinvolgendo coloro che li possono risolvere (i proprietari) in modo da avere la loro collaborazione?
Sapevo che in altre realtà era stato già provato a realizzare qualcosa di simile, ma tali esperimenti spesso avevano la pretesa di rendere gli immobili sanati, privi di ogni difformità, da subito, con il proprietario che si trovava a spendere molto e poi caricarlo sul prezzo preteso, risolvendosi in realtà in un aggravio di spese a carico dell’acquirente, spesso ingiustificato e sconveniente rispetto a una sanatoria effettuata dall’acquirente stesso.
Insomma, i proprietari non gradivano, gli acquirenti non compravano.
Come fare allora?
C’erano un po di punti deboli nel ragionamento:
1) Quanto sarebbe costato?
2) Che uso ne poteva fare il proprietario?
3) La uso per me o diffondo l’idea?
Il primo punto è stato risolto bene: conil fatto che adesso i Tecnici possono fare pubblicità e promozione, il costo si è attestato tra i 200 e i 300 euro, a seconda dei controlli che vengono richiesti (conoscitivi o approfonditi).Tale costo verrà pagato direttamente al tecnico, dal proprietario: l’agenzia non prende niente.
Inoltre il proprietario che volesse usufruire dell’opera del proprio tecnico lo può fare, noi chiediamo una documentazione da produrre che è questa:
Oris group immobiliare – casaINforma
Requisiti richiesti per il “Libro della casa”
Provenienze.
• Proprietà (per ognuno degli aventi diritto)
• Conservatoria
Catasto:
Urbanistica:
Impianti:
Descrizione immobile:
Fotografie
• Esterne e interne
Il tutto viene allegato e rilegato assieme al “libro della casa” che viene redatto in agenzia: grazie alle nostre attrezzature siamo in grado di stampare e produrre un buon prodotto, ma qualunque agenzia può, con word e un pò di fantasia, stampare su una piccola stampante il suo libro della casa.
Il secondo punto è stato determinante, la scelta che ho preferito attuare, contro il mio ex-socio che voleva impostarlo come post-vendita, è stata quella di impostare il Libro della casa come un servizio che serve nella prevendita, una informativa completa da consegnare all’interessato.
Non solo, il proprietario ne è titolare, ha la sua copia e la può usare per le altre agenzie o per un acquirente che si trovi da solo (che ci volete fare, preferisco che siano i clienti a decidere se gli serve o meno la mia opera, per adesso..
).
Per il terzo punto, se leggete questo post avrete capito la risposta ( e il mio ex-socio me ne ha dette per questo… ): preferisco diffondere l’esperienza positiva perchè, credo e spero, se si diffondesse come uso comune avremmo molti immobili sul mercato che non presentano quelle sorprese poco gradite alle quali spesso, volenti o nolenti, assistiamo, specie in fase di trattativa avanzata, con relativi problemi e grattacapi.
Quindi ben venga chi imita e chi migliora,
Non me l’aspettavo, un idea semplice a volte ha una forza dirompente e sono contento di averla avuta e di averla condivisa.
Abbiamo una decina di libri della casa in “costruzione”, 10 proprietari che hanno aderito al programma CasaInForma, abbiamo molti Notai entusiasti e molti Tecnici collaboratori.
Il segreto?
Informare, rendere edotti gli acquirenti costa meno di sanare a priori, il proprietario può conoscere la propria situazione e valutare con calma e precisione a cosa andrà incontro vendendo il proprio immobile, l’acquirente può fare altrettanto.
I precedenti tentativi, fatti un po dovunque per l’Italia, pretendevano invece che il proprietario sanasse le difformità con un forte impegno economico che si doveva accollare ben prima di sapere come il suo immobile e quanto le sue pretese siano in linea con il mercato.
Adesso siamo in definizione del progetto, a Gennaio partiamo con il marketing, anzi direi da Dicembre.
E spero che l’idea venga sposata anche da altri AI, perché non l’ho pensata per averne l’esclusiva, è importante la diffusione.
C’era già chi lo faceva? Meglio!
Spero che da oggi ce ne sia ancora di più.
Allego un file di esempio per chi fosse interessato.
Saluti.
Leggendo i commenti su queste pagine, ascoltando gli interventi nelle varie riunioni dell’associazione e del consiglio provinciale del quale sono un ausiliario, ho sempre visto il desiderio, la speranza di poter avviare una strada di cooperazione tra colleghi, tra agenzie diverse.
Alcune volte quasi con un tono di rimpianto, alcun colleghi invocavano la collaborazione, ho sentito dire frasi come: “basta con il voler prendere tutto!!!”, “Bisogna campare tutti”… volemose bene.
Mi domando, e fino ad ora, non c’era questa spinta?
Molti dei colleghi che si lamentavano di questa scarsa collaborazione erano tra i più esperti del mestiere, non si erano accorti che i tempi cambiavano e che occorreva rafforzarsi per andare avanti?
Al di là dei miei pensieri impuri..
Certo che sono d’accordo, la collaborazione è fondamentale!
Ma sono anche convinto che NON si può collaborare con chiunque!
Troppe volte nelle collaborazioni ci siamo trovati a lavorare da soli, riscuotendo metà.
Quindi si collabora con Ai che si stima, con i quali si abbia avuto sufficiente relazione da poter essere abbastanza tranquilli: signori, ci si mette la faccia nelle cose!
Inoltre, l’esempio che ho riportato sopra e l’esperienza mi ha fatto arrivare a pensare che una collaborazione vera tra agenzie diverse è una utopia.
E non è un male, anzi.
Ma non si deve confondere la non collaborazione con la concorrenza spietata e sleale, che esiste (qualcuno che lo nega?) e non viene sempre dagli altri..
Non siamo proprio degli angioletti noi AI… vero?
Però, visto che la speranza c’è sempre, provare a cercar di capire cosa impedisca a noi AI di avvicinarci e collaborare attivamente a progetti comuni secondo me può essere illuminante…
Ci proviamo?
Io butto due o tre mie opinioni su quello che impedisce agli Ai di poter collaborare.
1) una forte personalità (siamo tutti un po’ convinti di essere i migliori, sennò come faremmo a fare l’AI?)
2) una sfiducia atavica nelle promesse altrui (sennò perché faremmo firmare qualsiasi cosa? Ci siamo passati!)
3) la convinzione che il collega ci farà qualche guaio che noi dovremo, prontamente, risolvere…
4) la gelosia e l’invidia
5) la mancanza della cultura dell’esclusiva (sia da parte dei clienti che da parte nostra, anche tra quelli che le usano)
6) La convinzione di essere più furbi degli altri
Aspetto le vostre, di idee…
Una delle esigenze più frequenti della clientela è proprio quella di sapere se sia possibile,una volta acquistato l’appartamento, staccare il proprio impianto di riscaldamento da quello centralizzato del condominio al quale l’appartamento appartiene…
La prima cosa da fare è controllare se il regolamento del condominio vieta il distacco unilaterale del singolo condomino, poi si deve considerare che non si può evitare di pagare le spese per la conservazione delle cose comuni (manutenzione del riscaldamento) rinunciando al diritto sulle stesse.
Se l’operazione sia conveniente lo si deve valutare caso per caso.
Bisogna poi stare attenti (e documentare) che gli altri condomini non subiranno danneggiamenti economici di alcun tipo in conseguenza del distacco (ad esempio un aggravio importante dei costi di gestione).
Solo se si riesce a dimostrare che il distacco del proprio impianto porta un vantaggio economico al condominio, tramite una relazione tecnica che attesti con dati certi e firmati, come e quanto il distacco porti vantaggio ai consumi totali (in proporzione): in soldoni si deve riuscire a dimostrare che il distacco fa risparmiare i condomini… auguri.
Inoltre, la terza sezione di cassazione (680/2005) ha stabilito che distaccarsi dall’impianto centralizzato non esonera automaticamente il condomino dal pagare le rate se usufruisce comunque del calore in modo indiretto: nello specifico la corte ha definito l’obbligo del pagamento anche a chi, pur essendo in affitto di locale a uso NON abitativo, anche se privo di radiatori o altri diffusori connessi all’impianto condominiale “benefici in una certa misura dell’esistenza dell’impianto di riscaldamento esistente nel fabbricato” perchè “riceve calore per la presenza nei muri perimetrali dei tub i del riscaldamento”.